La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva
Metaphorical creativity in Coseriu: apprehension of being and intuitive knowledge
Abstract
This work aims to focus on the theme of metaphorical creation in Coseriu, conceived as an example of the essential trait of the apprehension of being and intuitive knowledge, which characterizes his philosophical theory of language. Starting from the description of the eminently creative and intuitive nature of the being of language, that characterized Coserian philosophy of language, we will attempt to propose an interpretation of his theory of metaphor as a historical and concrete example of what he considered as an ontological trait of the essence of language. Therefore, starting from Coserian thesis, we will propose to consider metaphor as a paradigmatic case of creativity and intuition historically rooted in the linguistic speech. According to this, we will describe the metaphorical aspects of linguistic speech as a usual way in which the poetic dýnamis – rooted within a historical field of intersubjective linguistic sedimentation – is shaped to allows speakers to transcend the boundaries of a given ergon in order to create new possibilities to speaks about reality. In this sense, starting by the Coserian theory of language and metaphor, we will try to describe the metaphorical creativity as a fundamental linguistic device (in contrast with CMT and MSM): on one hand, because it manifests itself as a concrete source for linguistic innovations that opens new horizons of meaning and expressive freedom. On the other, because metaphorical creativity seems to provide a modality for grasping and understanding the dynamic aspects of reality that is not bodily restricted, but it is historically and linguistically guaranteed.
Keywords
creativity, intuition, metaphor, philosophy of language
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 15 -
Abstract
L’articolo intende concentrarsi sul tema della creazione metaforica in Coseriu, concepita come esempio del tratto essenziale dell’apprensione dell’essere e della conoscenza intuitiva, che caratterizza la sua filosofia del linguaggio. Partendo dalla descrizione della natura eminentemente creativa e intuitiva dell’essere del linguaggio, che ha caratterizzato la filosofia del linguaggio di Coseriu, tenteremo di proporre un’interpretazione della sua teoria della metafora come esempio storico e concreto di ciò che egli considerava un tratto ontologico dell’essenza del linguaggio. Pertanto, partendo dalla tesi coseriana, proporremo di considerare la metafora come un caso paradigmatico di creatività e intuizione storicamente radicato nell’attività linguistica. Quindi, descriveremo gli aspetti metaforici dell’espressione linguistica come un modo usuale in cui la dýnamis poetica – radicata in un campo storico di sedimentazione linguistica intersoggettiva – viene modellata per consentire ai parlanti di trascendere i confini di una data ergon al fine di creare nuove possibilità di parlare della realtà. In questo senso, partendo dalla teoria coseriana del linguaggio e della metafora, cercheremo di descrivere la creatività metaforica come un dispositivo linguistico fondamentale (in contrasto con la CMT e la MSM): da un lato, perché si manifesta come fonte concreta di innovazioni linguistiche che aprono nuovi orizzonti di significato e libertà espressiva. Dall’altro, perché la creatività metaforica sembra fornire una modalità per cogliere e comprendere gli aspetti dinamici della realtà totalmente interna al linguistico, dunque non fondata nei limiti della corporeità, ma garantita storicamente e linguisticamente.
Parole chiave
creatività, intuizione, metafora, filosofia del linguaggio
1. Introduzione: perché partire dalla filosofia del linguaggio?
Potrebbe sembrare poco consueto, parlando di metafora e di creatività metaforica, cominciare la trattazione parlando di filosofia del linguaggio. Ancor di più se si considera che il riferimento teorico di queste pagine è l’articolo di Coseriu La Creación metafórica en el lenguaje (1956). Tuttavia, ci sono alcune ragioni a sostegno di questa scelta. Innanzitutto, benché Coseriu sia noto principalmente come linguista, è stato un fine filosofo del linguaggio e a questo tema ha dedicato numerose pagine1. Secondo di poi ci sembra fondamentale partire dall’impostazione
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 16 -
filosofica del nostro autore per due motivi: 1) lo stesso Coseriu considerava la riflessione filosofica sul linguaggio come preliminare; 2) il testo del 1956, in cui è racchiusa in poche e densissime pagine la sua riflessione sulla metafora e sulla creazione metaforica, richiede, a nostro avviso, la conoscenza della teoria del linguaggio coseriana e dei fondamenti filosofici che la sostengono. Questo perché, da una parte, ci consente di inquadrare al meglio il contenuto proposto da Coseriu circa la metafora e, dall’altra parte, ci può consentire di sviluppare un tentativo di recupero di tale concezione della creazione metaforica in una chiave che si discosti dal filone del paradigma cognitivo della metafora.
Si tratterà, pertanto, di partire innanzitutto da alcune influenze filosofiche (di matrice fenomenologica) attive nel pensiero del linguista, per poi andare a descrivere alcuni dei tratti fondamentali che caratterizzano l’essenza del linguaggio per Coseriu e, da ultimo, dedicarci alla descrizione della concezione di creazione metaforica che egli sviluppa a partire dal suo impianto filosofico, per, in fine, cercare di fornire una lettura interpretativa.
1.1. Breve quadro del fondamento filosofico coseriano
Partendo, dunque, dal primo punto che ci siamo prefissati potremmo affermare che ciò che caratterizza la riflessione filosofica sul linguaggio elaborata da Coseriu è, come noto, l’attenzione conferita a quello che potremmo definire come un tema di natura ontologica. Qual è il senso dell’essere del linguaggio? Che relazione intrattiene il linguaggio con l’essere umano e con il mondo circostante? Si tratta di domande necessarie che, secondo la prospettiva del linguista di Mihăileni, fondano la possibilità stessa di una efficace ricerca linguistica:
la filosofia del linguaggio solleva a problema filosofico quel che è la base assunta – esplicitamente o implicitamente – dalla linguistica. Sotto questo aspetto, ogni linguistica trova fondamento nella filosofia del linguaggio. Al filosofo del linguaggio spetta il compito di riflettere sull’essere del linguaggio colto intuitivamente, proprio l’essere che anche nella linguistica viene colto, ma non problematizzato. (Coseriu, 2003: 47)
La riflessione filosofica sul linguaggio ci apre, dunque, la possibilità di comprendere l’essere profondo che soggiace alle lingue – in quanto manifestazioni storiche del linguaggio – e al loro funzionamento. Laddove, infatti, la linguistica si trova ad accettare e ricevere tacitamente il linguaggio come fenomeno che si manifesta, sviluppa e agisce in determinate
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 17 -
modalità d’uso la filosofia, invece, basa la sua riflessione ponendo l’atto fondamentale dell’interrogazione sull’essenza stessa del linguaggio (Cfr. Coseriu 2019). Essa si interroga sul senso del linguaggio perché, proprio questo senso dell’essere, è ciò che risulta problematico e necessitante di una delimitazione razionale, la quale sarà poi utile per le eventuali definizioni teoriche della linguistica.
Su questo punto è interessante sottolineare il debito che la riflessione coseriana ha nei
riguardi di uno dei suoi storici maestri, Antonio Banfi: filosofo di formazione fenomenologica (allievo di Husserl) alle cui lezioni Coseriu assistette nel suo periodo milanese2. Per Banfi, la filosofia – in linea con gli insegnamenti di Husserl – costituiva l’asse portante e preliminare della fondazione del sapere scientifico:
Solo se la filosofia tiene fisso questo ideale e ad esso si conforma e per esso si costruisce per un’opera infinita di sistemazione razionale dell’esperienza, essa può valere come la sistematica coordinatrice di tutto il sapere, in funzione di quello che è il problema dei problemi, il problema cioè del senso e del valore dell’esistenza umana nel mondo. Giacché tale problema non si risolve con una semplice risposta positiva o negativa, ma con l’opera concreta della cultura illuminata dalla ragione che rischiari all’umanità la sua natura e la realtà del mondo in cui ha efficacia e valore la sua libera attività. (Banfi, 1939: 26)
In sintesi, quella che per Banfi era una relazione fondativa necessaria tra la filosofia e le scienze in generale, per Coseriu diventa il cuore del nesso tra filosofia del linguaggio e linguistica. Ed è proprio a partire da questo nesso che intendiamo sviluppare per gradi il tema della metafora in Coseriu nei termini di una modalità linguistica e storicamente radicata di comprensione del reale. Modalità che, come vedremo, affonda le sue radici nella determinazione ontologica del linguaggio come lógos semantico creativo, finalizzato all’apprensione dell’essere delle cose.
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 18 -
2. Creatività e lógos semantico
Per questo motivo, il primo passo sarà descrivere l’essenza del linguaggio3. In tal senso, senza dubbio alcuno, l’enérgeia è il fulcro della riflessione ontologica sul linguaggio di Coseriu. La matrice humboldtiana di questo concetto è nota e non necessita di discussione.
Tuttavia, ritornare sulla centralità che questo concetto assume nella riflessione di Coseriu ci dà modo di soffermarci su due punti che il linguista individua come tratti essenziali del linguaggio (e delle lingue) e che, come vedremo più avanti, sono assi portanti della sua concezione della metafora: 1) Il linguaggio come attività creativa libera; 2) L’essenza semantica. È lo stesso linguista ad affermare che “[c]on la determinazione del linguaggio come enérgeia abbiamo raggiunto un punto decisivo. Il linguaggio è ora per noi un’attività libera.” (Coseriu, 2007: 60). Nuovamente il parallelismo con la fenomenologia di Banfi sembra pertinente. Come visto poco fa, infatti, lo stesso filosofo italiano aveva definito l’attività umana nei termini di libera attività all’interno del mondo (cfr. Banfi 1939). Per Coseriu questa attività libera incarnata dal linguaggio è attività che presenta un oggetto infinito, il cui sviluppo, radicato nell’agire creativo e dinamico dell’essere umano, è da considerarsi altrettanto infinito. Ovvero, l’essere umano, a partire da un materiale linguistico sedimentato, è capace – in vista dell’acquisizione di un senso inedito – di dare vita a innovazioni che, una volta adottate dalla comunità dei parlanti (cfr. Coseriu 1958), istituiscono nuove conformazioni semantiche. Come scrive Agud:
[…] language is an ongoing free activity of individual speakers, who follow the patterns of previous linguistic experience, but only as reference points which can either be confirmed or not. Since speaking occurs in a historical context among persons with different backgrounds and different expressive needs, each time the activity of speaking reinvents its models, either confirming the previous habits or introducing new ones (Agud, 2021: 66)
In tal senso il linguaggio si configura come un’attività libera del parlare finalizzata alla potenziale creazione di un numero infinito di significati. Il linguaggio, in quanto tale, non è dunque semplice utilizzo di significati precostituiti, bensì incessante attività libera di creazione di significati da parte dell’essere umano. Dunque, la sua determinazione essenziale è esattamente quella di significare: “Il linguaggio è essenzialmente finalità significativa e non
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 19 -
può essere considerato come linguaggio indipendentemente da tale finalità.” (Coseriu, 2007: 111). Di conseguenza, esso è, innanzitutto, attività libera e creativa di natura semantica. Chiaramente non bisogna commettere l’errore di confondere la libertà creativa con l’affermazione di un arbitrio incontrollato. Sebbene, infatti, l’affermazione di questa libertà possa sembrare celare l’aporia di uno spirito creativo assoluto, come sottolinea Coseriu, la libertà del parlante, benché potenzialmente infinita, è tuttavia sempre relativa. Con una bella similitudine, il linguista la paragona a quella del pittore:
il pittore non può, dipingendo, uscir fuori della tela e non può usare colori che non ha; ma, entro i limiti della tela e nell’uso dei colori che possiede, la sua libertà espressiva è assoluta. Potremmo dunque dire, che piuttosto che imporsi all’individuo, il sistema gli si offre, fornendogli i mezzi per la sua espressione, che è inedita, ma nello stesso tempo comprensibile per coloro che usano lo stesso sistema. (Coseriu, 1952: 82)
È all’interno di un preciso assetto linguistico (fatto di norme e sistematicità che costituiscono il fondamento storico della dialogicità intirinseca al linguaggio) che la libertà dei parlanti si esercita4. A tal proposito, infatti, Koch sottolinea che “En effet, l’historicité constitue une espèce d’équilibre entre la stabilité des faits de langue, telle que la présuppose l’altérité, et la créativité qui implique des besoins expressifs toujours nouveaux de la part des sujets parlants’’ (Koch, 2015 : 96).
Da un punto di vista filosofico, dunque, il significato – risultato dell’attività libera e creatrice – è l’elemento attraverso il quale la lingua individua l’essere dell’oggetto, ne forma il contenuto, e attraverso di ciò organizza l’esperienza umana delle cose e del mondo. Dunque, come sottolinea Faur,
The most basic function of language is to signify the world: that is, to transform the pre-verbalized world into a ‘semantic’ one, a world one can represent in the mind, think upon, and understand. This basic function concides with language’s finality: to create semantic (or symbolic) entities in order to structure one’s experience in the world. (Faur, 2009: 122)
Il mondo acquisisce, dal punto di vista dell’essere umano, la sua strutturazione ontologica attraverso i significati creati dalla lingua, con i quali essa fornisce all’essere umano la conoscenza dell’essere delle cose e del mondo. Come scrive Coseriu:
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 20 -
[…] il linguaggio come tale non è – come già l’ha riconosciuto Aristotele – né vero né falso, dal momento che non include alcuna analisi e ricomposizione – διαίρεσις e σύνϑεσις – dell’essere delle cose: esso sta semplicemente per l’essere delle cose concepito dall’uomo. (Coseriu, 2007: 81)
Pertanto il linguaggio, mediante la creazione di significati, rende possibile la conoscenza del mondo, che è innanzitutto consocenza dell’essere delle cose, conoscenza che prescinde dall’esclusiva corrispondenza a criteri di verità o falsità5, e che si fonda in prima istanza sulla determinazione preliminare dell’essere delle cose. E dunque, nell’analisi dell’essere del linguaggio, ciò che è primario (poiché ontologicamente fondante) è la finalità significativa – costituente nella prospettiva coseriana un vero e proprio universale del linguaggio – cui segue la determinazione del linguaggio nelle sue possibili configurazioni pratiche di natura logica, estetica, pratica ecc., all’interno delle quali ciò che riveste importanza non è più l’esclusiva significazione dell’essere delle cose, bensì sono i giudizi relativi il loro modo di essere (verità, falsità, esistenza, inesistenza, ed ogni altra determinazione possibile eccedente la pura realtà dell’essere).
Da qui, possiamo dire che per Coseriu l’essere umano vive linguisticamente, conosce e interpreta il mondo anzitutto perché possiede il linguaggio. Un linguaggio che, in quanto attività libera creatrice di significati finalizzati alla determinazione dell’essere, è condizione di possibilità per l’accesso al mondo articolato di fronte a noi.
2.1. Il linguaggio come apprensione dell’essere
Ovviamente questo non significa che il linguaggio crei il mondo ex nihilo. Il mondo, e più in generale l’extra-linguistico, esiste di per sé, al di là del linguaggio e ha rilevanza per il linguaggio stesso. E, infatti, come sottolinea Faur, riferendosi alla critica coseriana alle linguistiche cognitive,
Coseriu does not intend that extra-linguistic knowledge should be excluded from semantics. His concern is only that these trends mistake linguistic meanings (Bedeutungen) for the things designated and for the knowledge related to them. (Faur, 2009: 116).
La tesi di Coseriu, pertanto, è ben più complessa rispetto a quella delle linguistiche cognitive. Il linguaggio è (humboldtianamente) la chiave attraverso la quale l’essere umano conosce il mondo e, tale conoscenza, è anzitutto conoscenza dell’essere del mondo e
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 21 -
organizzazione di questo essere mediante il linguaggio. Come sottolinea Coseriu, infatti, non si tratta di affermare l’inesistenza del mondo al di fuori del linguaggio, bensì il fatto che il linguaggio sia (con un prestito platonico e bühleriano) organon:
La tesi da noi sostenuta non è propriamente qualcosa del tipo ‘le cose sono date solo linguisticamente’, ma piuttosto la tesi che le cose sono date primariamente attraverso il linguaggio come ‘cose’ e come questa e quella cosa; dunque non che non c’è un essere articolato extralinguistico del mondo e che viviamo irrimediabilmente rinchiusi in un mondo dato solo con una lingua e non abbiamo alcun accesso agli altri mondi con una lingua o a un mondo extralinguistico come tale, bensì che non c’è un conoscibile esser articolato pre-linguistico del mondo, dato prima del linguaggio e indipendente dal linguaggio, e che un tale essere articolato è accessibile e conosciuto solo dopo e al di là del linguaggio […]. Esso rende le cose cose e con ciò è anche l’accesso alle cose stesse, nella misrua in cui queste possono essere concepite dall’uomo. (Coseriu, 2007: 236)
In tal senso, potremmo dire che il linguaggio viene presentato da Coseriu come vero e proprio dispositivo cognitivo di natura semantica. Con il linguaggio (dunque con le lingue) e i significati da esso creati si viene a dare l’umana scansione e articolazione del reale, dunque quella strutturazione fondamentale dell’essere che ha luogo in quella dimensione che Coseriu, nella sua filosofia del linguaggio, denomina come apprensione. L’elemento, a nostro avviso, patricolarmente interessante che sottolinea lo stesso Coseriu di questo fenomeno di strutturazione che il linguaggio compie mediante significati, risiede propriamente nel ruolo da intermediario, da filtro, che linguaggio e lingue svolgono nella relazione dell’umano con il mondo:
La strutturazione mediante il linguaggio non si realizza nel mondo delle cose, ma al livello dell’apprensione umana ossia, al massimo, in relazione al mondo delle cose. Il linguaggio ‘prepara’ – per così dire – le cose per la scienza, nel momento in cui ne presenta una prima delimitazione necessaria. Ma questa prima delimitazione può essere superata dalla scienza, e proprio sulla base e secondo il modello del linguaggio stesso. (Coseriu, 2007: 78)
Sembrerebbe, dunque, che il linguaggio operi una sorta di pertinentizzazione della realtà, ossia rallenti e metta, per così dire, in sospensione, il flusso continuo degli aspetti del reale, codificandolo e organizzandolo in forme discrete e dunque sucettibili di conoscenza. Proprio in questo meccanismo di organizzazione e determinazione conoscitiva andremo, negli ultimi paragrafi, ad individuare il cuore della metafora.
Si tratta, precisamente, di una forma di conoscenza e, come abbiamo già sottolineato, è una conoscenza che si attua attraverso la creazione di significati che carpiscono i tratti essenziali degli enti. Nel suo apprendere l’essere del mondo e delle cose il linguaggio forma
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 22 -
contemporaneamente una conoscenza di questi. La conoscenza costituitasi sulla base dell’apprensione dell’essere è organizzata e strutturata attraverso la creazione di forme oggettivate storicamente mediante l’associazione di significato e significante, che costituiscono la base per ogni determinazione ulteriore da parte del pensiero riflessivo, il quale in ogni suo movimento, compie un superamento di quel sapere sviluppatpo dall’apprensione sulle cose fornito dal linguaggio, e perviene così ad un sapere tecnico delle cose stesse. In questa unione di apprensione e sapere riflessivo (per così dire secondario, nel senso di successivo cronologicamente a quello dell’apprensione sul mondo) Coseriu individua il fondamento di ogni conoscenza tecnica propria delle scienze umane (come la linguistica), le quali non possono fare a meno dell’apprensione dell’essere del mondo fornita dal linguaggio caratterizzante i soggetti empirici, per cercare di pervenire ad un più profondo stadio del sapere, tanto sulle cose del mondo, quanto sulla stessa conoscenza originaria e intuitiva del linguaggio.
2.2. Il linguaggio come conoscenza intuitiva
Sul tema dell’apprensione dell’essere Coseriu va però ancor più a fondo della questione, dandone una descrizione alquanto peculiare e di valore cruciale. Non si tratta semplicemente di una forma di conoscenza, bensì:
Il linguaggio come tale è già pensiero, ma pensiero intuitivo, pensiero che delimita l’essere delle cose e le lascia apparire (anzi le “fa” apparire, le “crea”) come questo o quel tipo di cose. In questo senso, il linguaggio come tale è premessa per il pensiero riflessivo, che senza lingua non si può realizzare. (Coseriu, 2007: 192-3)
In relazione a questo passo desideriamo azzardare in termini di ipotesi una vicinanza della riflessione coseriana con quella della fenomenologia, tale da individuare nella riflessione di Coseriu una fenomenologia del linguaggio. L’impianto teorico del passo sembra infatti presentare un sapore dichiaratamente fenomenologico. Innanzitutto perché viene tematizzata in termini similari la manifestazione delle cose (del fenomenico) come un “lasciar apparire”, tale per cui il fenomeno si dà al soggetto conoscente. In seconda istanza, anche la caratterizzazione che qui viene data del linguaggio come pensiero intuitivo (grazie al quale il fenomeno si dà) ci porta sul sentiero di una certa fenomenologia che, nell’intuizione, vede il cardine della conoscenza:
Nessuna teoria concepibile può indurci in errore se ci atteniamo al principio di tutti i principî: cioè che ogni intuizione originalmente è una sorgente legittima di conoscenza, che tutto ciò che si dà originalmente nell’“intuizione” [Intuition](per così dire in carne ed ossa), è da assumere come esso si
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 23 -
dà, ma anche soltanto nei limiti in cui si dà. È chiaro che qualunque teoria può attingere la sua verità soltanto dalle sue datità originarie (Husserl, 1976: 52-53)
Dunque, nella prospettiva coseriana il linguaggio, come pensiero intuitivo e sapere intuitivo, sembra incarnare i contorni di quella ‘sorgente di conoscenza’ di cui parla Husserl. Sorgente del conoscere che si estrinseca, necessariamente, attraverso le forme storiche di una lingua6, nella misura in cui, il significato viene letto da Coseriu (in dichiarato riferimento al Cratilo di Platone) come ‘sceverativo dell’essenza’7. Come sottolinea in maniera significativa Aschenberg, mettendo in evidenza il valore intuitivo del linguaggio per Coseriu,
Selon Coseriu, le travail du linguiste se fonde sur l’unité nécessaire du savoir intuitif du locuteur et du savoir réflexif du linguiste. Coseriu développe cette idée en s’appuyant sur des concepts empruntés à des théories philosophiques de différentes orientations […]. La terminologie choisie montre une orientation nettement phénoménologique […]. Le savoir intuitif du sujet parlant est donc à la fois point de départ et objet de connaissance du linguiste, sans qu’il y ait “distance” ou “conflit” entre ces deux formes de savoir. (Aschenberg, 2015: 208)
A questo punto diventa chiaro un tema cruciale della filosofia del linguaggio di Coseriu. Se il linguaggio è, nel suo essere profondo, creazione di significati finalizzata alla conoscenza dell’essere delle cose, allora le parole e i nomi in prima istanza significano, ossia illuminano l’essere delle cose nel modo proprio della lingua e, solo in un secondo momento, contestualizzano l’essere appreso nella forma particolare della predicazione di tale essere in riferimento ad un ente specifico per mezzo della designazione. Così, a tale proposito, scrive Coseriu:
[…] il linguaggio ci conduce verso un mondo ordinato di cose. Delimitando delle modalità dell’essere, permette di constatare o di riconoscere nel mondo degli enti corrispondenti a queste modalità e offre, in questo modo, la possibilità della ricerca concernente le cose stesse e, di conseguenza, la possibilità di nuove delimitazioni: delimitazioni, a questo punto, oggettive perché realizzate nel mondo stesso delle e per le quali è possibile creare dei nomi (termini). (Coseriu, 2007: 166)
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 24 -
Un esempio ricorrente proposto dal linguista è quello della parola albero: tale parola, anzitutto, non designa un albero reale, ma, nell’immediato della realtà essenziale, semantica e pre-sintagmatica dell’essere del linguaggio, significa l’esser-albero. Indica quindi la delimitazione dell’identità ontologica della modalità dell’essere dell’albero in quanto risultato della conoscenza linguistica: ovvero esprime, attraverso la sua forma significante, la concettualizzazione della categoria albero creata dell’apprensione dell’essere compiuta dal linguaggio. Sulla base di ciò il conoscere si dà anzitutto nell’orizzonte linguistico all’interno del quale il contenuto della conoscenza è immediatamente individuato attraverso la creazione di un significato che intuisce l’essere della cosa, successivamente fissato e reso oggettivo, ovvero comunicabile e comprensibile attraverso la creazione di un significante da associare al significato che contiene il contenuto di conoscenza:
La creazione di significati è però conoscenza, e unirli ai corrispettivi significanti, vale a dire trasformali in contenuti di ‘segni’, è un modo di fissarli e renderli oggettivi; di conseguenza, si può dire che il linguaggio come ἐνέργεια è, in un solo atto, conoscenza e forma di fissazione e oggettivazione della conoscenza stessa. Ora, conoscere significa concepire qualcosa come in se stesso identico e separato da tutto il resto, e in questo consiste la funzione e la finalità primaria del linguaggio. (Coseriu, 2007: 63)
Sulla base di questa citazione ci sembra evidente la funzione che il linguaggio svolge in termini di oggettivazione, determinazione e organizzazione del mondo extra-linguistico. Proprio questa funzione, correlata a quella creativa e di apprensione che intuisce l’essere del fenomeno, ci sembra possa costituire il nucleo profondo di una teoria coseriana della metafora.
3. La metafora come intuizione dell’essere
Come sottolinea Faur, Coseriu non ha mai sviluppato una vera e propria teoria della metafora (Cfr. Faur 2009). L’unico riferimento esteso al tema della metafora è contenuto in una breve, seppur molto densa e articolata, pubblicazione del 1956. In questo testo, il linguista affronta la metafora non in quanto semplice strumento retorico, ma, in maniera molto significativa, come modalità con cui si esercita il tratto essenziale della creatività del linguaggio. Infatti, il tema della metafora è radicato all’interno della descrizione dell’essere del linguaggio e diventa non solo un tema rilevante per la descrizione del funzionamento delle lingue, ma un vero e proprio esempio concreto che mette in luce quel senso dell’essere del linguaggio (creativo, cognitivo e intuitivo) che abbiamo finora descritto.
Non è un caso, dunque, che anche in questo testo Coseriu parta dalla definizione di cosa sia il linguaggio:
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 25 -
el lenguaje es esencialmente actividad cognoscitiva: una actividad cognoscitiva que se realiza mediante símbolos (o signos simbólicos). Es forma de conocimiento. Y esto no sólo en el momento en que un signo simbólico se produce por primera vez en la historia […], sino en todos sus momentos. En efecto, los símbolos se re-crean en todo acto concreto de hablar y, por otro lado, todo acto lingüístico presupone, tanto en el hablante come en el oyente, complejas operaciones de índole fundamentalmente cognoscitiva: individuar un objeto particular como perteneciente a una clase (reconocer que un objeto cae bajo un concepto) y entender, mediante el nombre de la clase, el mismo objeto particular (Coseriu, 1956: 9)
Il nucleo della definizione è quello che abbiamo già analizzato: il linguaggio è attività creativa e conoscitiva. Il sovrappiù della definizione in questione è l’aggancio della descrizione ontologico-filosofica con la dimensione linguistico-pratica incarnata dal riferimento alla concretezza dell’atto dialogico che ri-crea la dimensione simbolica, storicamente situata della comunicazione. In tal senso potremmo affermare che proprio la metafora possiede un valore esemplificativo del tutto peculiare nella misura in cui è in grado di svolgere un ruolo di cerniera tra la descrizione ontologica del linguaggio come organo conoscitivo e la descrizione storico culturale della parole come tecnica espressiva.
Da una parte, infatti, rispondendo al tratto ontologico fondamentale del linguaggio proposto da Coseriu, la metafora incarna un dispositivo linguistico che fa della creatività e della capacità di cogliere intuitivamente aspetti peculiari del reale la sua caratterizzazione principale. Dall’altra, la creatività metaforica mette in evidenza la capacità dei parlanti – e degli atti di parole – di operare trasformazioni e strutturazioni di senso inedite all’interno delle conformazioni sistematico-normative storicamente sedimentate nella langue sulla base del suo essere parte di quella tecnica storica che contraddistingue l’atto concreto dell’espressione e che, seguendo la lezione di Pagliaro, per Coseriu non bisogna separare dal suo carattere intuitivo fondamentale.
Coseriu – sintetizzando la critica che Pagliaro, nel Sommario, svolge a Croce –, mette in evidenza proprio questo punto:
Pagliaro aims at showing us that we can and we must do linguistics and historical linguistics, by bringing the subject of linguistic creation into the domain of history and without surrendering the identification of intuition with expression. (Coseriu, 1994: 41)
Proprio in questo campo delineato da Coseriu con la sua filosofia del linguaggio, che interseca l’intuizione e l’espressione, l’ontologico e lo storico, può prende posto, a nostro avviso, la descrizione della metafora come concreto esempio di creazione e intuizione linguistica – storicamente e culturalmente definita – volta allo sviluppo di una comprensione del reale mediata da segni. Ma non solo, l’atto linguistico creativo (e dunque anche la creazione
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 26 -
metaforica) mostra, per Coseriu, una peculiarità dirimente che lo pone come elemento originale non subordinato in qualità di mero strumento rappresentativo dei dati percettivi o cognitivi. Come scrive il linguista:
como actividad cognoscitiva, el lenguaje no queda dentro lo receptivo o contemplativo, no es simple toma de contacto pasiva o aceptación inerte de la realidad, sino que es creación continua de sí mismo, de las formas de conocimiento (símbolos) en las que se manifiesta. Todo acto lingüístico nuevo corresponde a instituciones y situaciones cada ves inéditas y, por lo tanto, es él mismo inédito: es un acto de creación. (Coseriu, 1956: 11)
Si tratta, infatti, di un atto creativo e intuitivo dinamico secondo un duplice movimento:
1) in relazione alla sfera percettivo-cognitiva, dal momento che la metafora non è neutra rappresentazione di dati, bensì creazione di forme significanti (di natura immediatamente linguistica) che intuiscono l’essere dell’oggetto. Forme dunque appartenenti ad un regime (quello storico-simbolico) che funziona con regole proprie di strutturazione del senso.
2) L’atto metaforico è dinamico anche in relazione allo stato di lingua, ossia si configura come un atto che costantemente mette alla prova e forza i limiti stessi della sedimentazione linguistica, per conseguire configurazioni di senso potenzialmente inedite e capaci di cogliere intuitivamente e esprimere aspetti nuovi della realtà.
In sintesi, l’atto linguistico (nello specifico l’atto linguistico metaforico), è un’attività che contiene in sé una triplice potenzialità: di intuizione, creazione e ri-creazione. Intuizione, poiché coglie e sintetizza dei tratti di peculiare pertinenza; creazione in quanto atto espressivo libero e ‘vera invenzione’ che presiede la determinazione del senso; ri-creazione in quanto manipolazione originale di configurazioni significanti sedimentate nella comunità:
el acto lingüístico no es y no puede ser creación en su totalidad, o, mejor, no puede ser íntegramente creación «ex novo», sino que se estructura sobra el modelo des actos lingüísticos anteriores. Pero con esto no se elimina el carácter creativo del lenguaje, puesto que aun la re-creación no es sino una forma particular de creación. Es verdad que todo acto lingüístico nuevo es, en alguna medida, utilización de material amorfo y muerto que nos ofrece la «lengua» (sistema precedente de actos lingüísticos comunes); realización nueva de los virtuales que constituyen el «sistema», la suma de actividades repetidas anteriores. Pero en esta utilización, en esa realización concreta del sistema abstracto y de la forma social, interviene inevitable y permanentemente la creación, ya sea como libre elección y estructuración nueva de las representaciones lingüísticas que el hablante posee, ya sea como verdadera invención absolutamente inédita (Coseriu, 1956: 11-12)
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 27 -
Invenzioni del parlante che sono finalizzate allo sviluppo e all’organizzazione di un’attività conoscitivo-intuitiva linguisticamente mediata, dunque conseguita tramite l’impiego originale di segni culturalmente condivisi e sedimentati che, secondo la lettura che stiamo proponendo a partire da Coseriu, si articola in maniera continua per far fronte al movimento costante del mondo fenomenico circostante.
3.1. Il carattere storico e tecnico della metafora
Ripartendo ora dalla descrizione coseriana della metafora, secondo la quale proprio la metafora costituisce una delle modalità più comuni con cui le lingue mettono in forma questa attività creativa finalizzata alla conoscenza, attività che è ‘‘muchas veces un conocimiento metafórico […] mediante imágenes’’ (Coseriu, 1956: 15) vorremmo ora approfondire il carattere storico della metafora, ossia l’espressione concreta della sua creatività intuitiva nei termini di un aspetto della tecnica storica del parlare. Dunque, situare la metafora in quel crocevia tra “lingua come ‘sapere’, come patrimonio linguistico, e […] manifestazione concreta di questo saper parlare” (Coseriu, 1958: 22). Qui, infatti, risiede l’altro nucleo cruciale della teoria coseriana che ci preme mettere in evidenza relazionandolo alla metafora e alla sua creatività.
La metafora, come abbiamo visto, genera un’attività conoscitiva ‘mediante immagini’, ovvero mediante la creazione di immagini originali di natura prettamente linguistica e prodotte dal parlante che intuiscono la qualità essenziale del reale. Tale attività conoscitivo-intuitiva della metafora, nella misura in cui è condotta con i mezzi storicamente dati di un sistema linguistico, si articola in termini immediatamente intersoggettivi, come manipolazione di un materiale noto e comune che viene riarticolato (ri-creazione) secondo la creatività intuiva del parlante. In questo senso è evidente che il nucleo cognitivo dell’immagine metaforica si articola e sviluppa all’interno del gioco dei segni che il parlante opera liberamente sulla base di una tradizione semantica e sistematica che lo precede. In sintesi, quello che si cela al fondamento dell’espressione metaforica del parlante, altro non sarebbe che “un saper fare, cioè un sapere tecnico” (Coseriu, 1958: 38) che guida e sostanzia la creatività metaforica. Come scrive Coseriu:
colui che fa non può non sapere. In realtà accade che il sapere linguistico – saper parlare e capire le cose dette – non è un sapere teorico, vale a dire che non può essere motivato, o almeno non può essere motivato in tutte le sue parti, ma in ogni parlante che parla la sua lingua vi è un sapere chiaro e sicuro (Coseriu, 1958: 38)
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 28 -
In tal senso potremmo affermare, a partire dal passo citato, che l’immagine creativa della metafora è una maniera totalmente linguistica di associare elementi peculiari della realtà, di intuire e “clasificar la realidad” (Coseriu, 1956: 16), che prende forma precisamente sulla base di quel sapere tecnico del parlare che costituisce la competenza e la conoscenza della lingua propria di ogni parlante. Dunque, potremmo inquadrarla nei termini di una capacità tecnica, quindi concreta e storicamente situata, di dare senso e determinazione specifica all’essere delle cose propria di quel lógos semantico che, come abbiamo visto, Coseriu individua come tratto essenziale del linguaggio. Sulla base di ciò, ci sembra che si possa ricavare a partire da Coseriu, una descrizione della metafora come capacità espressiva che tiene insieme due esigenze imprescindibili peculiari del parlare stesso: la continuità storica finalizzata alla dialogicità e la necessità viva e attuale del parlante della conquista di un senso sempre in divenire.
Infatti, da una parte, la metafora (come ogni atto linguistico) è creativa, e pertanto capace di trasgredire gli assettidella lingua per esprimere in maniera pregante e originale un senso inedito; dall’altra, tuttavia, questa capacità creativa che si attualizza nel parlare non può che affondare in un tessuto coeso di norme e sedimentazioni intersoggettive che la conformano come tecnica espressiva:
Il parlare è un’attività creatrice, libera e finalistica, ed è sempre nuovo, in quanto si determina per una finalità espressiva individuale, attuale e inedita. Il parlante crea o struttura la sua espressione utilizzando una tecnica e un materiale anteriore che le sue conoscenze linguistiche gli mettono a disposizione. (Coseriu, 1958: 50)
In questo modo – dopo aver collocato la metafora al livello della determinazione ontologica del linguaggio – quello che ora stiamo cercando di fare con Coseriu è delineare la matrice storico-culturale della metafora. Se infatti, la metafora, ad un livello conforme con quello ontologico del linguaggio, stabilisce delle descrizioni e categorizzazioni che intuiscono il reale, ad un livello storico non possiamo non notare come tali descrizioni e categorizzazioni altro non siano siano che il risultato di una certa lingua, di una certa cultura, di un certo periodo storico e, in sintesi di una certa tecnica condivisa del parlare. In questo senso, la matrice della conoscenza intuitiva metaforica sembrerebbe dunque eminentemente storica. Sebbene, infatti, il carattere conoscitivo-intuitivo pertenga all’essere del linguaggio (dimensione ontologica), tale capacità si articola, come sostiene Coseriu, nella maniera concreta di una lingua storica, di una tecnica del significare che è culturalmente radicata (Cfr. Coseriu 2003).
Chiaramente questa affermazione sta a significare la natura storica della metafora e non, in senso assoluto, che ogni intuizione creativa metaforica sia destinata a diventare patrimonio
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 29 -
stabile e sedimentato della comunità linguistica. Prendeno spunto da quanto afferma Coseriu in relazione al cambio linguistico (articolato in innovazione eadozione)8 – e situando la nostra riflessione sulla metafora all’interno di questo – alcune creazioni metaforiche lo divengono, e in tal senso divengono di uso comune, altre no e rimangono testimonianza di una creatività legata ad una situazione presente e particolare di comunicazione tra parlanti: ‘‘Claro che no todas las metáforas que se producen en los actos lingüísticos concretos se vuelven «lengua»’’ (Coseriu, 1956: 16). In questo senso, non tutte le creazioni metaforiche diventano parte della lingua intesa come istituzione che accomuna i parlanti, ma tutte le creazioni metaforiche – pena la perdita del tratto essenziale della dialogicità – sono create a partire dall’istituzione linguistica e dal sapere tecnico condiviso posseduto dai parlanti.
Pertanto, applicando il tema del cambio linguistico alla creatività metaforica, quel che appare è il potere profondamente trasformativo della metafora, nella misura in cui quello che essa opera è un cambiamento, una deformazione all’interno dell’assetto linguistico che consente al parlante il conseguimento e l’espressione di un senso peculiare, di una conoscenza linguistica, che ha il potenziale di divenire adozione o rimanere un’innovazione contingente, destinata all’oblio. In entrambi i casi si tratta di una trasformazione operata su base di un sapere tecnico che, anche se limitata ad una dimensione contingente, apre e plasma il dominio del senso.
4. Per una concezione della metafora a partire da Coseriu
Fin qui abbiamo esplorato la filosofia del linguaggio di Coseriu e successivamente abbiamo visto come, a partire dalle sue tesi, la metafora possa esser letta come esempio paradigmatico e concreto dell’essere creativo e conoscitivo-intuitivo del linguaggio, in sintesi come manifestazione storico-culturale di questo tratto ontologico profondo del linguaggio. Tuttavia, è evidente che la proposta coseriana, allo stato attuale, altro non sia che minoritaria all’interno del panorama teorico contemporaneo che si confronta con la metafora.
Il punto che vorremmo provare a proporre è quello secondo il quale la metafora è, come afferma Coseriu, un’attività creativa e conoscitiva di natura linguistica, storica e culturale, e, oltre a ciò, vorremmo provare ad abbozzare una relazione tra la tesi coseriana della metafora e i dati sensibili che ci provengono dal dominio incerto e vago della percezione. Non però nei termini di una dipendenza del metaforico dal percettivo. Al contrario, vorremmo proporre, con Coseriu, una concezione della metafora come dispositivo linguistico che, operando con regole,
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 30 -
norme e modalità peculiari, è elemento che organizza i dati percettivi in forma linguistica, dunque, secondo quel carattere intuitivo che abbiamo in precedenza discusso. Oltre a ciò, vorremmo anche sottolineare il fatto che, all’interno del prolifico dibattito sulla metafora, Coseriu può rappresentare non solo un interlocutore interessante ma, soprattutto, un valido caposaldo teorico.
4.1. Recuperare Coseriu in opposizione agli orientamenti attuali
È evidente che la proposta coseriana, allo stato attuale, altro non sia che minoritaria all’interno del panorama teorico contemporaneo che si confronta con la metafora.Come sappiamo, infatti, il tema della metafora ha ricevuto un interesse crescente a partire dall’ultimo ventennio del secolo scorso. Altrettanto noto è il fatto che, in generale, il dibattito si sia articolato nell’ambito del cosidetto paradigma cognitivo avviato da Lakoff e Johnson (1980) che va sotto il nome di Conceptual Metaphor Theory9. In tempi più recenti il dibattito si è ulteriormente arricchito con
teorie che si pongono sul sentiero tracciato dalla CMT ma che, allo stesso tempo, cercano di risolverne le aporie intrinseche, proponendo delle soluzioni dal respiro più ampio e meno riduzionista. Un esempio è quello che nell’ambito della semiotica cognitiva attuale va sotto il nome di Motivation & Sedimentation Model10 il quale si fa portavoce di un atteggiamento sincretico. La lettura proposta da questo modello coinvolge, tra i vari riferimenti, anche Coseriu:
MSM distinguishes between three fundamental levels of meaning making. But while Coseriu and his followers focus exclusively on language and regard the most general level (called “universal”) as concerning only language and linguistic knowledge (even if in the most general sense), MSM departs from this […]. Its most general level is the Embodied level of meaning, which consists of non-linguistic
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 31 -
cognitive and experiential processes and structures such as the body-schema and the body-image, cross-modal perceptual experience, bodily mimesis, and analogy making (Zlatev, Jacobsonn, Paju, 2021: 10)
Come tale la metafora (similmente a quanto asserito dalla CMT) andrebbe ricondotta anche nel caso del MSM all’interno di un piano originario e universale che è quello dell’embodiment, a partire dal quale si andrebbe ad innestare la “dinamica interazione” con i livelli superiori del senso (Cfr. Oakley, Zlatev 2024). In questo modo verrebbe messa in luce anche tutta quella dimensione semiotica (e in questo caso pertinente anche al campo della metafora) che precede il linguistico e che – come visto nella citazione – Coseriu non mette in luce.
Tuttavia, il fatto che Coseriu, come rilevano gli autori di MSM, non si sia dedicato ad una semiosi del pre-linguistico, a nostro avviso, risulta del tutto comprensibile sulla base dei presupposti teorici delineati nei paragrafi precedenti. È proprio la dimensione ontologica del linguaggio e dei suoi tratti “universali” che pone in essere l’autosufficienza del linguistico dal pre-linguistico. Chiaramente non nel senso di un misconoscimento della relatà extralinguistica ma, esclusivamente, nei termini del fatto che il linguistico è un regime altro che prende forma e consistenza su base storico-culturale. Tale base costituisce per Coseriu il fondamento e l’orizzonte immediato del linguistico, dal quale muove per tornare sul fenomenico. In questo senso, la stessa sorte tocca anche alla metafora. L’essere umano, come scrive Coseriu, si relaziona al fenomenico linguisticamente e metaforicamente: “El hombre conoce y designa metafóricamente fenómenos y aspectos de la naturaleza, plantes y animales, sus mismos productos y actividades y los instrumentos que se fabrica para su trabajo” (Coseriu, 1956: 28). La realtà intera, pertanto, nei suoi molteplici aspetti, è codificata dall’essere umano mediante la lente conoscitiva della metafora, una lente che, di necessità – al fine di poter strutturare l’infinita molteplicità di aspetti del reale – deve essere creativa, e dunque aperta, plasmabile e dilatabile nelle sue possibilità di innovazione di utilizzo di segni e significati. Stando così le cose, il linguistico e il metaforico non sono processi che si aggiungono ad una dimensione di senso puramente corporea, cosa che sottolinea Faur, riportando la critica di Kabatek agli orientamenti cognitivisti,
Kabatek raises the same objection against CL: ‘if one accepts that we structure the world pre-linguistically, is then this structuring the immediate foundation of linguistic structuring?’ His position is that ‘we do not move from things towards language or from designate towards linguistic meaning, but rather we find linguistic signs, which, as signs of a [linguistic] community, “are already there”, related to things’ – as ‘historical ways of speaking. (Faur, 2009: 117)
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 32 -
4.2. Breve critica a MSM
Sebbene quello di Kabatek sia un argomento critico relativo alla linguistica cognitiva ci sembra che si possa applicare anche all’orientamento descritto dal MSM per una serie di motivi attraverso i quali cercheremo anche di minimizzare la portata della mancanza del radicamento corporeo nella teoria coseriana.
Innanzitutto, anche in questo caso viene posto (implicitamente) il tema di una fondazione a partire dal pre-linguistico che assume il carattere causale della motivatezza: “metaphors being predominantly motivated by the Embodied level” (Zlatev, Jacobsonn, Paju, 2021: 12). A sostegno di questa affermazione viene chiamata in causa la relazione di Fundierung presente in Merleau-Ponty (Cfr. Fenomenologia della percezione). Ma qui la situazione si complica ulteriormente. Brevemente proveremo a riassumere le criticità di questo concetto.
In prima battuta, Fundierung è un concetto che trova applicazione all’interno dell’ontologia formale elaborata da Husserl11 e sta ad indicare, precisamente, la relazione di necessaria solidarietà e interdipendenza delle parti immanenti ad un insieme12. Da notare che, poiché si tratta di oggetti formali, essi sono contraddistinti dalla purezza e non appartengono alla sfera sensibile13. Secondo di poi, lo stesso utilizzo che ne fa Merleau-Ponty è discutibile. Come scrive Robert:
“Merleau-Ponty se réfère pour la première fois au concept de Fundierung lorsqu’il s’agit pour lui de penser le rapport de la forme au contenu et de faire la critique de la conception intellectualiste du mouvement” (Robert, 2005: 167)
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 33 -
Lo stesso Merleau-Ponty è indotto in errore nel momento in cui applica questo concetto formale al contesto della fenomenologia genetica espressa in Fenomenologia della percezione. Tant’è vero che, come rileva Robert, “Merleau-Ponty ne semble pas travailler ce concept avec rigueur” (Robert, 2005: 166).
Dunque, tornando al MSM, l’architrave teorico della Fundierung non sembrerebbe essere solido abbastanza da garantire quel movimento dinamico di fondazione reciproca presupposto tra i livelli Embodied, Sedimented e Situated. Infatti, per come è descritto il modello (Cfr. Zlatev, Jacobsonn, Paju, 2021) il movimento di fondazione reciproca proposto sembrerebbe attuarsi solo tra i livelli Sedimented e Situated, laddove Embodied non sembrerebbe subire la retroazione tipica del movimento di fondazione reciproca. In sintesi, sembra essere fondante ma non fondato.
Questo ha una ripercussione immediata sul concetto di metafora. Se, come sembra, la metafora (in quanto parte del linguistico) è motivata (ossia fondata) dal livello Embodied non sembra del tutto chiaro in che modo essa possa assumere contorni storicamente e culturalmente specifici. Ricordiamo a tal proposito che, secondo il MSM, il livello più generale del senso è proprio costituito dal livello Embodied articolato in strutture corporee e naturali14. Ora, se questo livello è da considerarsi come originario e universale (e in tal senso precedente all’universale coseriano) sembrerebbe conseguente che la metafora sia da ricondurre a questo livello in quanto matrice fondazionale e causale della sua possibilità. Ma, poste così le cose, in che modo – concretamente – possiamo arrivare a vedere la specificità storico-linguistica della metafora senza rischiare di individuarla, implicitamente, come un esito generale di un comportamento corporeo? In che modo si sarebbe fatto un passo avanti rispetto al CMT?
4.3. E se tornassimo a Coseriu?
Se volessimo individuare una carenza all’interno della proposta coseriana, a nostro avviso, questa non risiederebbe nel mancato coinvolgimento di una strutturazione corporea del linguistico, quanto in una non approfondita tematizzazione della relazione linguaggio percezione. Partiamo d quanto ci dice Coseriu circa i motivi della creazione metaforica:
Pero ¿cuáles son las razones de la creación metafórica en el lenguaje? O mejor: ¿pueden investigarse las razones íntimas de la creación lingüística? Evidentemente no, puesto que la creación, la invención, es
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 34 -
inherente al lenguaje por definición. No se pueden dar las razones de los movimientos caprichosos e insospechables de la fantasía humana creadora. (Coseriu, 1956: 22)
Posto che il linguaggio si muova per percorsi “capricciosi” potrebbe non essere una fatica vana seguire una linea ipotetica delle “ragioni della creazione metaforica”, e potrebbe essere interessante tentare questa strada proprio con e a partire da Coseriu. In tal senso, escluse le soluzioni proposte dalla CMT e dal MSM, il tentativo che vogliamo abbozzare si profila come dichiaratamente interno al linguistico e alla sua matrice storica, nella convinzione che il fondamento del linguaggio non sia da cercare oltre il linguaggio.
Se, come scrive Coseriu, ragioni quali il prestigio della creazione, o gli accadimenti che si generano all’interno di una cultura, o perfino le sostituzioni dei segni che avvengono all’interno di un sistema “facilitan, indudablemente, la difusión de la creación metafórica, pero, como ya se ha señalado, de ninguna manera pueden explicar la creación misma” (Coseriu, 1956: 27), è assolutamente escluso che una qualche ragione non sia tracciabile? Proviamo a spostare la nostra attenzione dal piano del funzionamento delle lingue e a tornare sul piano ontologico del linguaggio, mettendo a frutto la lezione filosofica coseriana. Ripartiamo dunque da quella descrizione del linguaggio come creazione e intuizione che organizza l’essere delle cose. Partendo da questo punto possiamo affermare che Coseriu non sia il solo ad individuare nel linguaggio questa capacità strutturante del reale. Anche Benveniste, ad esempio, sembra accogliere questo presupposto quando afferma che
Le langage re-produit la réalité. Cela est à entendre de la manière la plus littérale : la réalité est produite à nouveau par le truchement du langage. Celui qui parle fait renaître par son discours l’événement et son expérience de l’évènement. Celui qui l’entend saisit d’abord le discours et à travers ce discours, l’événement reproduit. (Benveniste, 1966: 25)
Per poi continuare affermando che
Le langage offre le modèle d’une structure relationnelle, au sens le plus littéral e le plus compréhensif en même temps. Il met en relation dans le discours des mots et des concepts, et il produit ainsi, en représentation d’objets et de situations, des signes, distincts de leurs référents matériels. Il institue ces transferts analogiques de dénominations que nous appelons métaphores, facteur si puissant de l’enrichissement conceptuel. Il enchaîne les propositions dans le raisonnement et devient l’outil de la pensée discursive. (Benveniste, 1966: 28-29)
Sembra emergere una motivazione della creazione metaforica che va a identificare la presenza, tra realtà extralinguistica e linguaggio, di un legame di continuità, all’interno del quale il linguaggio ricpore una funzione molto specifica (e di cruciale importanza) che
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 35 -
potremmo definire come quella di rendere mondo culturale l’ambiente extralinguistico. In questo senso, il linguaggio recupera la datità amorfa dell’extralinguistico ma, anziché limitarsi a rappresentarla e ricalcarla, la plasma e la organizza attraverso l’opera creativa e intuitiva propria della metafora. Come scrive Coseriu, in questi casi
nos encontramos frente a intentos de clasificar la realidad ya no mediante categorías ‘lógicas’ sino mediante imágenes, frente a analogías establecidas no desde un punto de vista estrictamente formal, entre vocablos, sino poéticamente, entre visiones, que deben haber surgido, en cierto momento particular, de la fantasía creadora de alguien. Nos encontramos frente a lo que, en sentido muy amplio, llamamos metáfora, que no entendemos aquí como simple transposición verbal […], sino como expresión unitaria, espontanea e inmediata (es decir, sin ningún ‘como’ intermedio) de una visión, de una intuición poética, que puede implicar una identificación momentánea de objetos distintos […], o una hiperbolización de un aspecto particular del objeto […] y hasta una identificación entre contrarios, lógicamente ‘absurda’, pero de significado y efecto irónicos evidentes, en situaciones determinadas (Coseriu, 1956: 16)
Pertanto, non si tratta di una trasposizione linguistica di dati formali ma, al contrario, secondo Coseriu, di una vera e propria intuizione che ha come scopo quello di classificare, ossia creare il reale con forme storico-intersoggettive. Tale classificazione avviene (come abbiamo visto anche per Benveniste) all’interno della lingua e con i mezzi della lingua, dunque in un preciso assetto storico-culturale autosufficiente e che, al fine di realizzarsi, non prevede ‘prestiti’ di natura corporea, percettiva o logica per costituire il fondamento del meccanismo metaforico. Chiaramente, come abbiamo già specificato, Coseriu non pensa ingenuamente che il mondo si manifesti linguisticamente (Cfr. Coseriu 2007, Faur 2009), la sua tesi è ben più articolata e profonda. Il mondo si dà nelle sue forme e aspetti, ma è il linguaggio (ovvero le lingue) che lo struttura e organizza in forme discrete, quelle di una cultura. Come scrive Coseriu, l’essere umano “vive in un mondo linguistico che egli stesso crea come essere storico” (Coseriu, 2007: 69) e, in questo senso,
Il linguaggio è […] la funzione dell’umanità par excellence; ma è anche solo il primo gradino dell’umano […]. Il linguaggio può essere definito come il venire a manifestazione dell’umano e come apertura delle possibilità dell’uomo […]. In quanto attività intersoggettiva, è il fondamento del sociale e la forma fondamentale della storicità dell’uomo. Con ciò, esso è anche strumento di comunicazione e strumento della vita pratica. E in quanto apprensione del mondo, è presupposto e condizione dell’interpretazione del mondo, del pensiero in tutte le sue forme (Coseriu, 2007: 97)
E da questo punto di vista, la metafora, data la sua potenza creativo-intuitiva risulta in maniera evidente una delle tecniche linguistiche più efficaci per l’organizzazione di conformazioni peculiari del senso dell’essere delle cose.
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 36 -
Questa intrinseca potenza dinamica e creativa della metafora si pone come la controparte storico-linguistica capace di raccogliere e organizzare il multiforme e caotico divenire del mondo circostante, o, come scrive Eco circa il valore conoscitivo della metafora in Aristotele, “la conoscenza metaforica è conoscenza di dinamismi del reale” (Eco, 1984: 164-165). Chiaramente, a fronte di un reale dinamico, la controparte linguistica deve implicare un’incessante opera di riattivazione e trasformazione dei mezzi significanti in forme e modalità necessariamente sempre nuove, dunque capaci di stare al passo con il mutare extralinguistico. Proprio questo elemento, possiamo suppurre, induce Coseriu a mettere in evidenza relativamente alla metafora il dinamismo interno alle lingue, attraverso cui si effettua la trasformazione storica delle forme metaforiche, in virtù della quotidiana necessità di raffrontarsi con gli aspetti molteplici e transeunti del reale:
Palabras de origen distinto se influyen recíprocamente y se relacionan para formar nuevas ‘familias”, mientras que otras, que constituyen “familia”, se separan, pierden los vínculos asociativos y se vuelven ajenas, aislándose o pasando a nuevas asociaciones. Palabras derivadas y descriptivas o metafóricas se sustituyen a otras que se han vuelto totalmente denominativas (que ya no evocan ninguna imagen, ninguna asociación particular, es decir que han perdido la expresividad), y a su vez se vuelven inexpresivas, o vulgares, o de otra manera inadecuadas para expresar las intuiciones inéditas de los hablantes, y se sustituyen por nuevas creaciones (Coseriu, 1956: 30-31)
Le espressioni fruste e consunte, che hanno perso la loro carica semantica e intuitiva, sono sottoposte a una ripresa creativa compiuta dalla parole individuale che riarticola le sedimentazioni linguistiche facendole slittare in significati nuovi. Si effettua dunque un cambio interno al sistema stesso. Tale cambio è particolarmente evidente all’interno dei processi creativi e intuitivi che caratterizzano la metafora in quanto dispositivo che struttura, organizza e sintetizza in forme oggettive e comunicabili porzioni del reale e esperienze individuali che, diversamente, resterebbero dati amorfi del reale. Da questo punto di vista, si potrebbe persino arrivare ad affermare che il carattere intuitivo-creativo della metafora non si limiti soltanto alla messa in opera di una relazione analogica o di sostituzione, quanto, ancor più profondamente, dia vita ad una vera e propria capacità di articolare i segni in conformazioni nuove finalizzate al conseguimento di un senso inedito teso all’articolazione del reale. In tal modo, la metafora applica la sua capacità organizzativa e ri-organizzativa tanto al sistema della lingua, quanto al campo extralinguistico. Attraverso i processi metaforici, infatti, non solo viene operata la riorganizzazione del campo delle significazioni sedimentate in nuove forme (cambio interno alla lingua), ma, cosa per noi ancor più interessante, contestualmente vengono fornite quelle linee di pertinenza con le quali l’essere umano scansiona e discretizza la vaghezza caotica
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 37 -
dell’amorfo extralinguistico con determinazioni semantiche che, di volta in volta, ne strutturino il senso. E come scrive Mazzeo, relativamente al rapporto metafora-percezione,
le capacità metaforiche del linguaggio verbale consentono di evadere dal contesto ambientale del qui e dell’ora, dalla monosensorialità che caratterizza gli animali non umani. Creare corrispondenze estrinseche significa costruire connessioni semantiche nuove, scoprire ed edificare inedite classi di somiglianza15.(Mazzeo, 2005: 299)
In sintesi, la creatività metaforica diviene quella possibilità tutta umana di riorganizzazione del fenomenico e, più in generale, di trasformazione dell’ambiente naturale in mondo storico-culturale. Possiamo dire che essa si afferma come dispositivo storico e linguisticocon cui “El hombre conoce, y al mismo tiempo piensa y siente, estableciendo analogías inéditas, en la intuición como en la expresión, analogías que contienen y manifiestan su modo peculiar de tomar contacto con la realidad” (Coseriu, 1956: 30). Un ‘modo peculiare’ che, secondo le considerazioni di Bühler, mette in risalto il fatto che “Chi è linguisticamente creativo in questo caso non fa né più né meno che cogliere l’aspetto peculiare, facendosi soccorrere dalla legge fondamentale della cosiddetta associazione per analogia” (Bühler, 1934: 404). Mediante processi associativi, il cui punto di avvio “fu dato da una particolare osservazione del percepito nella quale fu catturato un momento significativo” (Bühler, 1934: 404), l’espressione linguistica metaforica sarebbe dunque capace di mettere in forma significante discreta la datità prelinguistica e extralinguistica, in quanto complemento e raffinamento creativo (condotto con i mezzi storici del sistema linguistico-culturale) necessario per la determinazione del senso dell’essere delle cose. Tali mezzi però non operano come strumenti sistematici ricorsivi; ma, come afferma Coseriu, sono gli utensili di quella che attività poetica creativa e dai contorni liberi, che costituisce la normalità del parlare una lingua storica:
la actividad poética del hombre (en el sentido etimológico del término), se nota en todos los individuos hablantes (no sólo en los ‘‘dioses y héroes’’) y en todo acto lingüístico, en la lengua literaria como en la lengua de uso corriente, en el lenguaje enunciativo como en el lenguaje emotivo. (Coseriu, 1956: 15)
In conclusione, attività poetica della metafora che si estrinseca in una incessante dinamica finalizzata a plasmare, ricreare e innovare il senso per vie del tutto linguistiche. È sulla base di ciò che proprio la metafora ci sembra sia uno dei correlati storici più potenti ed espliciti della forza creativa e euristica che la filosofia di Coseriu pone come tratto essenziale dell’essere del linguaggio. In tal senso riteniamo auspicabile rimettere il pensiero di Coseriu al centro del
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 38 -
dibattito sulla metafora, poiché proprio la concezione che egli esprime della metafora ci sembra possa costituire un fondamento teorico stabile con il quale descrivere e rendere la capacità che l’essere umano ha, attraverso la ripresa e trasformazione delle sedimentazioni linguistiche, di sviluppare un’incessante comprensione intuitiva e – conseguente articolazione – delle molteplici esperienze extralinguistiche in forme che siano sempre (e innanzitutto) socialmente e culturalmente istituibili, e dunque dotate dell’universale linguistico della dialogicità.
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 39 -
Riferimenti bibliografici
Agud, Ana (2021): “Eugenio Coseriu’s approach to language and linguistics: building a ‘philosophically sustainable’ linguistics”, in Eugenio Coseriu: Past, Present and Future, edited by K. Willems, C. Munteanu, Berlin - Boston De Gruyter, pp. 63-78.
Aschenberg, Heidi (2015): “Subjectivité et objectivité dans la pensée linguistique de Coseriu” in Eugenio Coseriu aujourd’hui. Linguistique et philosophie du langage, a cura di C. Gérard e R. Missire, Limonges, Lambert-Lucas.
Banfi, Antonio (1939): L’uomo copernicano. Saggi di filosofia critica, Milano, Mimesis
Benveniste, Émile (1966): Problèmes de linguistique générale, I, Paris, Éditions Gallimard
Bühler, Karl (1934): Sprachtheorie, Gustav Fischer Verlag; trad. it. La teoria del linguaggio. La funzione rappresentativa del linguaggio, a cura di S. Cattaruzza Derossi, Armando Editore, Roma 2023.
Coseriu, Eugenio (1952): Sistema, norma y habla, Universidad de la República, Facultad de Humanidades y Ciencias,Montevideo; trad.it. Sistema, norma e «parole», in Teoria del linguaggio e linguistica generale. Sette studi, a cura di R. Simone, Editori Laterza, Bari 1971, pp. 19-102.
Coseriu, Eugenio (1956): “La Creación metafórica en el lenguaje”, in Volume 9 di Publicaciones del Departamento de Lingüística, Universidad de la República, Departamento de Lingüística, pp. 5-31.
Coseriu, Eugenio (1958): Sincronía, diacronía y historia, Montevideo, Universidad de la República, Facultad de Humanidades y Ciencias; trad. it. Sincronia, diacronia e storia. Il problema del cambio linguistico, Bollati Boringhieri, Torino 1981.
Coseriu, Eugenio (1994), “My” Pagliaro, in T. De Mauro e L. Formigari, Italian Studies in Linguistic Historiography, Nodus Publikationen, Münster, pp. 39-44.
Coseriu, Eugenio (2001): “Le langage: diacriticon tes ousias. Dix theses à propos de l’essence du langage et du signifié », in D. Keller, J.P. Durafour, J.F.P. Bonnot e R. Sock, Percevoir : monde et langage. Invariance et variabilité du sens vécu, Hayen, Pierre Mardaga éditeur, pp. 79-84.
Coseriu, Eugenio (2003): Geschichte der Sprachphilosophie. Von den Anfängen bis Rousseau a cura di Jörn Albrecht; trad. it. Storia della filosofia del linguaggio, Roma, Carocci Editore.
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 40 -
Coseriu, Eugenio (2007): Il linguaggio e l’uomo attuale. Saggi di filosofia del linguaggio, a cura di Cristian Bota e Massimo Schiavi, Verona, Edizioni Centro Studi Campostrini [selezione e raccolta e traduzione di testi di Eugenio Coseriu].
Eco, Umberto (1984): Semiotica e filosofia del linguaggio, Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino De Monticelli, Roberta, Conni, Carlo (2008): Ontologia del nuovo. La rivoluzione fenomenologica e la ricerca oggi, Mondadori S.p.A. De Palo, Marina (2016): Saussure e gli strutturalismi. Il soggetto parlante nel pensiero linguistico del Novecento, Carocci editore S.p.A. Di Cesare, Donatella (2003): Utopia del comprendere, Genova, Il nuovo melangolo s.r.l..
Faur, Elena (2009): “Integral Semantics and Conceptual Metaphor: Rethinking Conceptual Metaphor Within an Integral Semantics Framework” in Cognitive Semiotics, vol. 5, n. 1- 2, 2009, pp. 108-139
Husserl, Edmund (1900): Logische Untersuchungen, Niemeyer, Halle; trad. it. Ricerche Logiche, a cura di G. Piana, il Saggiatore S.r.l., Milano 2015
Husserl, Edmund (1976): Ideen zu einer reinen Phänomenologie und phänomenologischen Philosophie. Allgemeine Einführung in die reine Phänomenologie, in Husserliana, voll. III/1 e III/2, a cura di Karl Schuhmann, Martinus Nijhoff, Den Haag; trad. it. (nuova edizione) Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, Libro primo, Introduzione generale alla fenomenologia pura, a cura di V. Costa con introduzione di E. Franzini, Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino 2020
Kabatek, Johannes (2023): Eugenio Coseriu. Beyond Structuralism, Berlin/Boston, De Gruyter
Koch, Peter (2015): “La structure générale du langage et le changement langagier’’ in Eugenio Coseriu aujourd’hui. Linguistique et philosophie du langage, a cura di C. Gérard e R. Missire, Limonges, Lambert-Lucas, pp. 95- 127.
Mazzeo, Marco (2005): Storia naturale della sinestesia. Dalla questione Molyneux a Jakobson, Macerata, Quodlibet.
Moré, Edoardo (2022): “Eugenio Coseriu: apprensione, tecnica e dialogo” in BLITYRI – 11:1- 2 (2022), pp. 223-242, Pisa, Ets. Oakley, Toad &
Zlatev, Jordan (2024): “Origins of money: a Motivation & Sedimentation Model (MSM) analysis, in Semiotica, January 2024, Berlin/ Boston, De Gruyter, pp. 1- 27. Pagliaro, Antonino (1955-1956): “La tecnica del linguaggio”, in Filosofia del linguaggio. Anno accademico 1955-1956, Edizioni dell’Ateneo (Università degli studi di Roma Facoltà di Lettere e Filosofia), Roma, consultabile al link
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 41 -
https://web.uniroma1.it/storiaideelinguistiche/filosofia-del-linguaggio-dispensa-aa- 1955-56
Robert, Frank (2005): Phénoménologie et Ontologie. Merleau-Ponty lecteur de Husserl et Heidegger, L’Harmattan, Paris.
Trabant, Jürgen (2021): “The essence of language: on Coseriu’s philosophy of language”, in Eugenio Coseriu: Past, Present and Future, edited by Willems K., Munteanu C., Berlin/Boston, De Gruyter, pp. 47- 61.
Vîrban, Floarea (2015): “Origini dell’integralismo coseriano: indagando su una possibile matrice fenomenologica”, in Oltre Saussure. L’eredità scientifica di Eugenio Coseriu, Atti del IV Convegno internazionale Università degli Studi di Udine, 1-2 ottobre 2013, a cura di V. Orioles - R. Bombi, Firenze, Franco Cesati Editore, pp. 397- 410.
Zlatev, Jordan, Jacobsson, Göran and Paju, Liina (2021): "Desiderata for metaphor theory, the Motivation & Sedimentation Model and motion-emotion metaphoremes". Figurative Language – Intersubjectivity and Usage, edited by Augusto Soares da Silva, John Benjamins Publishing Company, 2021, pp. 41-74. https://doi.org/10.1075/ftl.11.02zla.
La creatività metaforica in Coseriu: apprensione dell’essere e conoscenza intuitiva - 42 -
1 Si pensi, a titolo di esempio, a testi quali Geschichte der Sprachphilosophie. Von den Anfängen bis Rousseau o alla collezione di saggi Il linguaggio e l’uomo attuale. Saggi di filosofia del linguaggio (entrambi pubblicati postumi). Inoltre, a sostegno della nostra posizione, riportiamo le parole di Kabatek: “Coseriu’s thinking is consistently philosophical in two senses: first, in that he always aims to return to ‘the things themselves’, avoiding the dangers of losing himself in meta-discussions that are separate from what is believed to exist as an original object; and second, it is philosophical in a more specific sense, in that he makes continuous reference to philosophical thought and the history of the development of ideas.” (Kabatek, 2023: 175)
2 Come sottolinea Kabatek, infatti, “Due to Banfi, Coseriu became familiar with Husserl’s work and with other writings of the Berlin and Marburg schools. He was to be strongly influenced by Phenomenology and the idea of searching for the path ‘zu den Sachen selbst’, ‘towards the things themselves’, this conforming to his epistemological principles. And even if, after the claims of a collective spirit in his thesis, he would thereafter always consider creativity, one of the universals of human action, as an individual phenomenon” (Kabatek, 2023: 241).
3 L’essenza del linguaggio costituisce, infatti, uno dei tratti peculiari della riflessione di Coseriu. Come scrive Trabant “The permanent presence of his reflections on the ‘essence of language’, the quest for ‘the essence of language as such’, ‘das Wesen der Sprache an sich’, is the very specificity of Coseriu’s linguistics and also the motive for its development” (Trabant, 2021: 50).
4 Su questo punto possiamo richiamare l’attenzione su un’altra figura cruciale nella formazione di Coseriu: Pagliaro, il quale scriveva che: “La libertà del parlante, che ha la sua prima e fondamentale sanzione nell’arbitrarietà naturale del segno linguistico, trova la sua determinazione nella storicità del sistema: ma egli non avverte questo suo limite, perché il sistema è la sua stessa storicità linguistica.” (Pagliaro, 1955-1956:66).
5 Basti pensare all’afermazione di Di Cesare, secondo la quale “il discorso, prima ancora di essere vero o falso, significa […]. E il suo significare precede il suo poter essere vero o falso. Seguendo Aristotele in questa fondamentale distinzione, si può dire che ogni lógos è semantico, non ogni lógos è apofantico.” (Di Cesare, 2003: 40).
6 In tal senso sembrerebbe ipotizzabile una connessione o un paragone tra la conoscenza intuitiva operata dalla coseriana apprensione dell’essere delle cose e la visione eidetica della fenomenologia. Su questo argomento mi permetto di rimandare a Aschenberg 2015; Vîrban 2015; Moré 2022.
7 Come scrive Coseriu: “Le signifié d’un nom (ou, recte: le signifié en tant que nom) est diacriticòn tês ousías (Platon): délimitation – et, par là, constitution – d’une modalité (toujours virtuelle) de l’être. En soi, le signifié d’un nom est toujours universel, puisqu’il ne nomme pas des “étants” reconnus comme tels mais une possibilité infinie de l’être. Il se trouve, non pas à la fin, mais au début de la constitution d’une ‘classe’ […]. De ce fait, la désignation n’est pas le fait primaire du langage mais un fait secondaire, subordonné au signifié’’ (Coseriu, 2001: 82).
9 Tale concezione, risulta carente per quanto concerne l’aspetto propriamente culturale della metafora (più in generale dell’attività del soggetto parlante) e dell’esperienza sensibile. Sebbene infatti, l’aspetto culturale e intersoggettivo sia spesso chiamato in causa, sembra rimanere un elemento circoscritto ad una dimensione di pura constatazione di presenza legata all’interiorità rappresentazionale del singolo soggetto corporeo, a partire dal quale, però, non viene mai concretamente sviluppato e indagato l’ambito del senso intersoggettivo e culturale: “in both Lakoff and Johnson’s experientialist semantics and their embodiment theory, it remained a highly controversial issue how universal pre-linguistic embodiment via image-schemas could account for sociocultural embeddedness.” (Faur, 2009: 112). O, come sottolinea Mazzeo in relazione al tema centrale in Lakoff e Johnson del radicamento corporeo dell’organizzazione del linguaggio e della metafora, “La tesi di Lakoff e Johnson è interessante, ma forse è necessario fare un passo in più. Insistere sul radicamento corporeo del linguaggio non basta poiché bisogna fare i conti con un altro fatto, ancor più decisivo: perché è un corpo come il nostro a parlare per metafore e non quello di un’altra forma di vita? (Mazzeo, 2005: 277).
10 In questo modo Oakley e Zlatev descrivono il MSM: “The Motivation & Sedimentation Model (MSM) arose within the field of cognitive semiotics to be able to deal with the complex interactions between pre-verbal, and indeed pre-signitive, experience on the other hand, and social structures like conventions and institutions, including those of language, on the other. […] MSM posits three distinct, but dynamically interacting levels of meaningmaking: the Embodied, the Sedimented, and the Situated” (Oakley, Zlatev, 2024: 7).
11 Come scrivono De Monticelli e Conni “Husserl generalizza nella sua filosofia della logica questa idea che è alla base della semantica logica, e inquadra la logica stessa in una teoria dei fenomeni linguistici in tutta la loro ampiezza, identificandola con quella parte della teoria di ciò che è comune a ogni possibile lingua (grammatica universale) che si occupa delle categorie di significato (gli enunciati e le loro parti) ma anche delle categorie di oggetto […]. È questo il vasto dominio dell’ontologia formale, il cui cuore vivo, oggi, ci sembra costituito dalla teoria degli interi e delle parti e della Fundierung” (De Monticelli e Conni, 2008: 114).
12 Come scrive Husserl: “Se un α come tale può esistere soltanto in una unità comprensiva che lo connette ad un μ, noi diciamo che un α come tale ha bisogno di essere fondato da un μ, o anche: un αcome tale ha bisogno di essere integrato da un μ. Se perciò α0 e μ0 sono casi particolari determinati dai generi puri α e μ, che si realizzano in un unico intero e che si trovano nel rapporto indicato, noi diciamo che α0 è fondato da μ0, e soltanto da μ0, se il bisogno di integrazione di α viene soddisfatto unicamente da μ. Naturalmente possiamo utilizzare questa terminologia trasponendola alle specie stesse. L’equivocazione è qui del tutto innocua. Più indeterminatamente noi diciamo inoltre che entrambi i contenuti, o, rispettivamente, entrambe le specie pure, si trovano in rapporto di fondazione o anche in un rapporto di connessione necessaria” (Husserl, 1900 [2015: 402]).
13 Da segnalare, inoltre, che tale concetto fu ripreso in linguistica da Hjelmslev, ma, come sottolinea De Palo, anche in questo caso in continuità con il formalismo husserliano: “La langue non è solo un sistema fatto di equivalenze e opposizioni, ma è anche un reticolo di dipendenze che diventano dei connettivi necessari per comporre le unità in nessi paradigmatici e sintagmatici di ordine e complessità superiore. Secondo Prampolini, Hjelmslev mutua la relazione di determinazione, e dunque la teoria delle dipendenze, dalla Fundierung, o relazione di fondazione, postulata da Husserl […]. La lingua è funzionalmente un intero” (De Palo, 2016: 155).
14 Di seguito riportiamo, a titolo esplicativo, un passo già citato: “Its most general level is the Embodied level of meaning, which consists of non-linguistic cognitive and experiential processes and structures such as the bodyschema and the body-image, cross-modal perceptual experience, bodily mimesis, and analogy making” (Zlatev, Jacobsonn, Paju, 2021: 10).
Copyright (c) 2025 Edoardo Moré

This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

